L’evoluzione dei sistemi di intelligenza artificiale basati su architetture di apprendimento automatico ha reso tecnicamente realizzabile una forma inedita di persistenza post-mortem attraverso substrati computazionali. L’analisi condotta dall’Eurispes, denominata “Il mercato dell’immortalità. Nuova società, nuove sensibilità”, documenta l’emergere di un settore industriale strutturato—la Digital Afterlife Industry — che sfrutta dataset personali (comunicazioni elettroniche, messaggistica istantanea, archivi fotografici, tracce digitali sui social network) per sintetizzare agenti conversazionali e simulacri digitali capaci di replicare pattern comportamentali, stilemi linguistici e tratti caratteriali di individui deceduti.
Paradigmi Tecnologici dell’Immortalità: Dalla Senescenza Biologica al Substrato Indipendente
Lo studio delinea una tassonomia delle strategie di estensione della vita e preservazione dell’identità personale. Sul versante biologico, si annoverano interventi di modulazione del processo senescente, terapie di editing genomico e protocolli di criopreservazione criogenica. Quest’ultima tecnica, fondata sul principio di vitrificazione tissutale a temperature criogeniche, postula la reversibilità futura del danno cellulare mediante tecnologie non ancora disponibili—un paradigma che richiama la scommessa pascaliana applicata alla sopravvivenza biologica.
Il transumanesimo, movimento tecno-filosofico consolidatosi negli anni Settanta del XX secolo, propone invece un superamento radicale dei vincoli biologici attraverso l’integrazione simbiotica tra substrato organico e sistemi artificiali. L’obiettivo teleologico più ambizioso di questo orientamento è rappresentato dal mind uploading o “caricamento mentale”: un processo di trasferimento computazionale degli stati mentali—memoria episodica, strutture cognitive, correlati neuronali della coscienza—su piattaforme digitali, configurando un’esistenza disincarnata e potenzialmente illimitata nel tempo.
Tale prospettiva solleva questioni filosofiche di portata considerevole. Il problema dell’identità personale, centrale nella tradizione filosofica da Locke a Parfit, assume qui connotazioni inedite: un upload digitale preserverebbe la continuità dell’io o genererebbe meramente una copia funzionale priva di qualia fenomenici? La questione rieccheggia il celebre esperimento mentale della “nave di Teseo” e il dibattito tra teorie psicologiche e biologiche dell’identità. Inoltre, la possibilità di esistenza extracorporea richiama il dualismo cartesiano mente-corpo, qui però declinato in termini computazionali anziché sostanziali, configurando quello che potremmo definire un “funzionalismo radicale” dell’identità personale.
Percezioni Generazionali: Ambivalenza Cognitivo-Emotiva nelle Coorti Millennial e Gen Z
L’indagine empirica rivolta alle coorti demografiche dei Millennials e della Generazione Z evidenzia una marcata ambivalenza attitudinale. Emerge un interesse tecno-scientifico accompagnato da riserve etiche e disagio psicologico, con richieste esplicite di regolamentazione normativa. I soggetti manifestano preoccupazioni relative alla dissoluzione del confine ontologico tra vita e morte, paventando complicazioni nei processi di elaborazione del lutto descritti dalla tanatologia contemporanea e l’instaurarsi di dinamiche di attaccamento patologico verso entità computazionali.
Tali timori intersecano riflessioni di matrice heideggeriana sull’essere-per-la-morte (Sein-zum-Tode) come dimensione costitutiva dell’esistenza autentica: l’abolizione tecnologica della morte potrebbe privare l’esistenza umana della sua tensione progettuale fondamentale. Analogamente, la prospettiva levinasiana dell’alterità radicale dell’Altro solleva interrogativi sull’autenticità dell’incontro con simulacri algoritmici: un chatbot può costituire un volto genuino (visage) capace di interpellazione etica?
Conclusioni: Questioni Aperte nell’Era della Thanatotecnologia
La convergenza tra sistemi computazionali avanzati e aspirazioni soteriologiche secolarizzate configura un campo di problematizzazione che trascende le tradizionali dicotomie vita/morte, naturale/artificiale, organico/digitale. Le questioni sollevate — epistemologiche (natura della coscienza e dell’identità), etiche (legittimità delle relazioni uomo-simulacro), antropologiche (significato esistenziale della finitudine) — richiedono un approccio transdisciplinare capace di integrare competenze tecnico-scientifiche, filosofiche e psicosociali per navigare responsabilmente le trasformazioni thanatologiche dell’era digitale.








