Non so come si chiami. Non l’ho più rivista.
Credo sia entrata nella stanza solo quella volta, durante un turno forse improvvisato o un cambio di corsia, di quelli che scombinano le abitudini e ti costringono a guardare in faccia un’umanità nuova.
Era mattina. Una di quelle mattine in cui il corpo pesa ancora come il dolore della notte, e la mente è troppo stanca per lamentarsi.
Io ero lì, come si è quando non si sceglie dove stare: nel letto, mezza seduta, a cercare di non piangere e di non pensare. Lei è entrata in punta di piedi, come se sapesse già che il rumore è una forma di invadenza.
Mi ha chiesto come stavo, ma non l’ha detto come si dice per contratto. L’ha chiesto piano, aspettando la risposta. E quando ho risposto — poco, male, così così — non ha annuito meccanicamente. Ha fatto una pausa. Una vera. Poi, con un gesto rapido, ha sistemato il lenzuolo che mi scopriva una gamba. Un gesto semplice, quasi materno, ma privo di retorica. Solo cura.
Non mi ha fatto discorsi motivazionali. Non ha detto “andrà tutto bene”. Ha controllato il drenaggio, mi ha chiesto se volevo bere qualcosa. E prima di uscire ha detto: “Se hai bisogno, suona. Anche solo per non stare sola.”
E poi c’è stato quel momento, il più strano e umano: una mattina presto, al primo giro delle sei, io dormivo. Un sonno vero, profondo, dopo una notte attraversata da risvegli, sudore e rumori. Lei è entrata, un’altra volta, credo. Cercava solo di misurarmi la febbre, con quel termometro che si infila nell’orecchio.
Ma io non l’avevo sentita entrare. Niente passi, niente voce. Solo un gesto improvviso in una zona vulnerabile. Istinto puro: le ho dato un piccolo schiaffo sulla mano. Un colpo istintivo, goffo, quasi infantile.
Mi sono svegliata in un misto di confusione e vergogna. Mi sono scusata, mortificata. Lei ha sorriso, con una dolcezza quasi ironica: “Tranquilla, capita.”
Mi sono sentita un po’ ridicola. Ma anche umana. Perché in fondo cosa avrei dovuto fare, se non difendermi da una donna che era lì per guarirmi?
A volte non serve conoscere una persona per volerle bene. Basta che entri nella tua fatica e la guardi senza paura, senza fretta. Solo per un attimo. Ma vero.



